
San
Gerardo

San
Giovanni
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Come San Gerardo divenne
santo
Dopo la morte di San Gerardo, nel 1207, gli
olgiatesi disperati per la peste bubbonica che li stava
decimando decisero di venire in pellegrinaggio a Monza. In
città, infatti, correva voce che era appena morto un sant’uomo
che aveva dedicato tutta la sua vita ad aiutare i malati e che
avrebbe certamente concesso la grazia liberandoli dalla
calamità. I monzesi, che avevano amato Gerardo per le opere di
bene compiute da vivo ma che l’avevano seppellito senza troppi
onori quasi dimenticandolo, di fronte a quell’invasione furono
costretti a recuperare le spoglie e sistemarle in un’urna di
serizzo, collocata nella chiesetta che al tempo sorgeva nel
posto dove fu poi costruita t’attuale chiesa di San Gerardo.
Ottenuta la grazia, gli olgiatesi promisero devozione a San
Gerardo e tanta fede finì anche per contagiare i monzesi, che a
quel punto non ci misero molto a farlo <santo> e <copatrono> di
Monza assieme a San Giovanni molto prima che la chiesa decidesse
di canonizzarlo. Da allora, ogni 6 giugno, giorno della morte di
San Gerardo, i monzesi celebrano la ricorrenza dando vita alla
sagra. La festa si svolge fra la chiesa parrocchiale a lui
dedicata, dove è custodita l’urna, è San Gerardino, dove si
trovava la sua casa che trasformò nel primo ospedale laico della
città. Il clima che si respira, come ben sanno i monzesi, è
quello delle feste di paese. Le vie del centro storico,
soprattutto quelle che corrono lungo il fiume, sono
letteralmente prese d’assalto. Ci sono bancarelle che vendono di
tutto:vestiti, lavori d’artiginato, giocattoli, caramelle e
l’immancabile zucchero filato. Tuttavia, le attrazioni sono le
ciliegie e la statua del Santo posta sul Lambro:le prime sono un
simbolo della sua iconografia da quando, in pieno inverno, ne
offrì un ramoscello agli esterrefatti custodi del Duomo;il
secondo è la riproduzione del miracolo che compì passando sopra
il Lambro in piena <a bordo> del suo mantello per, portare
conforto ai malati dell’ospedale. Ma a festeggiare non ci sono
solo i monzesi. Ancora oggi molti olgiatesi arrivano in massa,
ovviamente non a piedi ma in macchina, per ricordare qual Santo
monzese che li liberò dalla piaga della peste <una volta
portavano anche doni>. E con loro, alla celebrazione partecipano
tutti coloro che, nonostante i progressi della medicina e della
scienza, desiderano invocare la sua protezione per un familiare
ammalato
San Giovanni
patrono <longobardo>
"Il popolo non può per ora essere vinto da nessuno, perché una
regina venuta da un altro paese (Teodolinda originaria della
Baviera) ha costruito nel territorio una basilica in onore del
beato Giovanni Battista e per questo il beato Giovanni intercede
di continuo per i Longobardi".Il culto dei monzesi di San
Giovanni Battista è racchiuso in queste parole dette dallo
storico longobardo Paolo Diacono all’imperatore Costante II,
preoccupato per la sorte del suo piano di riconquistare
l’Italia.La regina Teodolinda, cui va il merito di avere
iniziato la costruzione del Duomo nel 595, decise di dedicare la
basilica al Battista, che aveva già preso sotto la sua ala
protettrice l’intero popolo longobardo.La tradizione è rimasta
pressoché intatta da allora ed è arrivata ai giorni nostri
giorni attraverso secolo e secoli di storia. Oggi giorno la
festa di San Giovanni è identificata con i fuochi d’artificio
alla Villa Reale e con la fiera del bestiame. Pochi però sanno
che San Giovanni Battista, morto decapitato il 29 agosto per
volontà di Salomé, è l’unico santo cui la chiesa ha concesso il
privilegio della celebrazione della natività, il 24giugno, così
come accade a Natale per Gesù e l'8 settembre per Maria. Non ci
sono molte informazioni disponibili sulla vita di San Giovanni
Battista. A parte alcuni riferimenti storici, si deve fare
affidamento sui racconti degli evangelisti, in particolare di
San Luca, che ci parla della sua nascita, della vita nel
deserto, della sua predicazione, e di San Marco che ci riferisce
sulla sua morte. Una cosa certa è il grande interesse che in
tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in
alto nella stessa considerazione di Cristo da essere da lui
definito <il più grande tra i nati di donna>. Nella storia della
Redenzione, il Battista è tra le personalità più singolari: è
l’ultimo profeta e il primo apostolo, in quanto precede il
Messia e gli rende testimonianza.<E’ più che un profeta - disse
ancora Gesù - egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando
il mio messaggero davanti alla tua faccia, per preparare la tua
via dinanzi a te>. Monza, quindi, può considerarsi al sicuro ma
non è l’unica città ad averlo eletto a santo protettore: in
Italia, infatti, ne esistono altre 66 che hanno fatto la stessa
scelta. I monzesi, però, una particolarità ce l’hanno: la loro
vita è legata a doppio filo con il culto del santo, visto e
considerato che Diacono ha detto:<Ma verrà un giorno in cui
questo tempio non sarà più rispettato e allora questa gente
perirà>.
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